sinossi

Una sincera, nostalgica premessa.
Viviamo in un momento di grosso ‘selvaggio e felide tastierismo’ (a buon intenditor…) e delirio d’onnipotenza incrementato da un’erronea percezione d’intoccabilità che il distanziamento fisico ed empatico dei social network ha indubbiamente contribuito ad accrescere. Frenesia tuttologica e giornalismo settoriale hanno perso la visibilità delle proprie trincee e risulta quasi moralmente imbarazzante pensare di aprire un blog come questo per chi come me a cavallo degli anni 90 diffondeva in un contesto underground i propri contributi ‘letterari’.
In quegli anni i ragazzi come me scrivevano ancora lettere (tante…) a mano, la grafia era ancora qualcosa che apparteneva alla sensibilità comune e non di pochi ‘writers’ frustrati, le tipografie a conduzione familiare ancora non erano state annientate dai franchising di stampa online, ma comunque la fotocopia restava il sistema di diffusione culturale popolare più abbordabile; così come di conseguenza le fanzine consentivano di trattare argomenti non istituzionalizzati o di farlo comunque secondo linee editoriali assolutamente indipendenti. Mano a mano che anch’esse divennero pericolosi ‘organi di sentenza’ di alcuni soggetti decisamente amareggiati dalla vita e parte delle ‘penne’ migliori furono inglobate nelle riviste settoriali (non con minor danno…), anch’io ho visto scemare il mio interesse verso la comunicazione scritta. Mi sono allora fermato per un lungo periodo, non condividendo più questa mia passione cinefila, ma questo impulso alla fine ha ripreso il sopravvento, perché sentivo di avere ancora voglia di parlare di ciò che amo, senza nessun intento programmatico, talvolta semplicemente prelevando a caso dalla mia videoteca, talvolta integrando con fruizioni di altro tipo.

Finalità
Nasce così questo blog: dico la mia su quello per cui sono riuscito (tempus edax rerum) sia a trovare il tempo di una nuova visione, sia quello di un’analisi in forma scritta che parte spesso da appunti presi alla fine di un film, quando cervello e cuore sono ancora intenti a rimuginare. Anche a questo è imputata l’anacronismo dei titoli trattati, con saltuarie eccezioni. Ma la mia scrittura è spesso estemporanea; e sicuramente opinabile. Per tale ragione non utilizzo il termine “recensione”: la mia speranza risiede nel fatto che le mie considerazioni, di fatto opinioni possano giovare tanto alla riscoperta di film persi nell’obnubilamento della produzione di “genere” (boa di salvataggio in un oceano esegetico classista che ancora utilizza termini come “B Movie”) tanto all’analisi di una produzione opacizzata da anni di remake, reboot o plagi sdoganati da gap generazionali (se non peggio) che ne impediscono di identificare il reale valore innovativo. Ricordo il periodo in cui studiavo regia e quasi imprecavo sentendo ragazzi che sapevano chi fosse Fassbender, ma non Fassbinder… Tuttavia, è mia intenzione evitare, forse indirettamente minare quel tipo di spocchia che si può ravvisare altrove, travestita di assiomi interpretativi pseudo-intelletualoidi e politicizzati che fanno spesso del parallelismo tematico-formale o integrità (secondo altri destrutturazione) stilistica la propria arma. Bilame arma, comunque, se il risultato poi è quello sopraccitato…

Riallacciandomi quindi al discorso iniziale, nessuno qui ha la velleità di ergersi a sommo esegeta della Settima Arte. Tantomeno detentore di chissà quale Kinoglaz (statisticamente in costante rischio narcisistico, tra parentesi). Più concretamente, per quanto i più di 10.000 film visionati e assimilati negli anni e un percorso formativo (costantemente e umilmente in itinere) non esattamente disallineato con la materia trattata possano concedermi almeno l’indulgenza di un parere personale democratico, il mio approccio cercherà di propendere sempre più verso un’analisi costruttiva. Qualcosa che penda più verso la maieutica socratica che verso l’insindacabile ‘critica’ fine a se stessa. Anzi, mi scuso anticipatamente se capiterà che trascenda in giudizi e commenti che qualcuno potrebbe ritenere deontologicamente poco professionali, ma è mia intenzione istaurare un canale comunicativo poco formale, totalmente libero da condizionamenti di categoria o stile. E vorrei che avvenisse senza alcun fine promozionale oppure denigratorio; anzi, ogni qual volta mi sarà possibile m’impegnerò a trovare quello che di buono giace sotto problematiche o difetti deterrenti. Come artista innanzitutto so quanto sia complicato estrinsecare il proprio sentire in una forma pienamente intellegibile e immune da fraintendimenti. Come spettatore rifletto su questo quando guardo un film, perché ho rispetto del lavoro di gruppo che a esso sottende, così come ho cognizione dei compromessi che talvolta si devono scegliere per finalizzare un’opera che è anche ‘prodotto’. Ma da lì a liquidarlo con un riassuntino aranzulliano / SEO friendly oppure una sentenza che rasenta il livore personale (come mi è capitato di leggere) esiste un tratto di mare su cui amo navigare diminuendo la velatura.

Conclusioni
In sostanza nessun compendio/trama, salvo rari casi. Un rispettabile giornalismo tradizionale (così come comprensibili logiche di pubblica utilità e quindi mercato) ci ha abituato a iniziare qualsiasi articolo in questo modo, e lo comprendo. Ma nel mio specifico caso sarebbe solo un elemento snervante. A dirla tutta, personalmente salto sempre questa parte: ho sempre vissuto questa cosa alla stregua dello sbirciare nella timeline del montatore, guastandomi il piacere della scoperta. Dovendo creare ex novo un blog mio, con un mio pur rischioso stile e mettendoci la cosiddetta faccia, ho preferito allora rischiare il tutto per tutto. E non è un segreto che tutti in fondo tendano a far cose come vorrebbero che gli altri facessero per loro, no? Non è un caso quindi che questo sia un piccolo blog ‘autogestito’ piuttosto che un sito con un complesso organico redazionale e infrastruttura relazionale.
Non troverete quindi classiche recensioni, magari decretanti più o meno esplicitamente (si pensi all’effetto psicologico di una votazione draconiana) l’opportunità o meno di una visione: credo, forse ingenuamente, probabilmente masochisticamente che il 99.9% dei film abbia il diritto di essere guardato, perché potrei dire che scherzosamente anche la ‘sofferenza’ forgia lo spirito critico… Magari sarà riscontrabile molto spoiling, ma sempre diluito nel corso di un’analisi imprescindibile da una precedente visione. Questo è infatti piuttosto un luogo virtuale di spunti riflessivi o provocazioni a posteriori, nella tradizione del classico cineforum; oppure – per chi ancora non ha visto il film – un archivio eterogeneo che possa generare in voi un autonomo stimolo fruitivo, magari andando oltre i miei pareri o anticipazioni narrative degli eventi.
E sempre per i motivi di cui sopra (essendo ancor prima un compositore e ricercatore sonoro) cerco sempre di dedicare qualche riga anche all’aspetto musicale / audio che se da un lato è storicamente considerato parte preponderante della comunicazione emotiva di un film, con il tempo – complice forse la crescente dicotomia tra N.A.L.S. / Nuova Automatista Leva Softwariana e conservatori sopravvissuti del Conservatorio – è diventato qualcosa di cui quasi nessuno parla nelle “recensioni”, comunicati stampa, etc.; preferendo magari dedicare due parole in più all’avvenenza di qualche nuova attrice emergente… Non cambierò lo stato delle cose, certo, ma lo si consideri un omaggio agli amici musicisti.
Detto questo, spero che il blog sia di vostro gradimento e dedico l’ultimo trafiletto di ogni articolo (sezione ‘opinioni’) anche agli amici collezionisti che vedo spesso trascurati. Eppure, sorvolando sull’ovvietà di questa mia considerazione per quei titoli che per vari motivi non hanno trovato la distribuzione che meritavano, un film, così come un disco o un libro è qualcosa che ha bisogno di esser decantato, assimilato, vissuto e rivissuto anche a distanza di tempo e prospettive in esso diluiti. Al di là dell’onanismo estetico-feticista su cui a me per primo piace sorridere, finita la magia del grande schermo (per i più fortunati) o bypassando discutibili altri canali, senza una sua fisicità – il cui possesso gratifica comunque l’autore – tutto questo non sarebbe possibile. E come un disco o un libro, un film è cultura, prezioso specchio dell’epoca che l’ha generato e patrimonio da tramandare ai propri figli o a chi – e mi sovviene “The Soylent Green” di Richard Fleischer – neanche lontanamente immagina il meraviglioso spettacolo che lo ha tacitamente preceduto.

P.S. La crasi del nome scelto [“cinema_autografo”] fa riferimento all’argomento e alla totale autonomia e responsabilità di quel che scrivo a riguardo. Una non troppo celata nota nostalgica va al vecchio cinématographe brevettato dai F.lli Lumière (si racconta dopo una rinuncia per motivazioni economiche da parte di Léon Bouly, ma questa è un’altra storia…).
Il “.click” rimanda invece all’immediatezza di consultazione. Ho cercato di creare un sito il meno dispersivo possibile, con una buona interconnessione di contenuti.

Luigi Maria Mennella

AGGIORNAMENTO 1 APRILE 2022: LA NUOVA SEZIONE “APPUNTI”
Esistono film – di qualsiasi livello qualitativo – che una persona guarda per la semplice necessità della distrazione. Così come si ha l’abitudine di visionarne nuovamente altri che fanno parte ormai del nostro bagaglio culturale e di cui si è parlato e letto fin troppo, ma per i quali sentiamo comunque la necessità di spendere qualche ultima parola …magari indirizzata stavolta a chi i suddetti non li ha mai visti.
Ho pensato quindi di aggiungere al blog una nuova sezione dove adotto un format totalmente diverso, più snello e conciso, quasi “di superficie” (ma non superficiale), cercando di evitare – nei limiti del possibile – qualsiasi forma di spoiling, dato che in questo specifico contesto credo che possa solo esser deleterio. Io stesso in passato (e così spiego meglio il suddetto motivo per il quale oggi non leggo più una trama salvo dove strettamente necessario) ho desistito dal vedere un film, perché condizionato dalle anticipazioni che qualcuno mi aveva fatto. E quando invece mi è capitato di vederlo, mi sono reso conto di una cosa tanto scontata, quanto poco tenuta in considerazione: un film è costituito da sfumature narrative e percettive assolutamente soggettive e per quanto una persona possa (pensare di) aver capito già tutto in anticipo e compreso l’anima di una pellicola grazie ad elementi accennati o i pur sinceri consigli di qualcuno, niente può sostituire la forza emozionale delle immagini, l’impatto emotivo sui di noi capace di trascendere lo stesso contenuto o forma. Aggiungiamo a questo i contesti psicologici nei quali una persona ha semplicemente bisogno della leggerezza di un film di svago o la calda rassicurazione della compagnia di un altro che conosce a menadito e diventerà forse più intuitivo comprendere quanto alle volte le parole diventino troppe e l’ultima spetti solo allo spettatore finale.
Ovviamente – pur restando inalterate le intenzioni e il format che riprende molto gli appunti che sono solito buttar giù dopo la visione di un film – è prevista anche una situazione intermedia: basti pensare ai vari vincitori di premi internazionali degli ultimi anni che, contrariamente a un certo tipo di cinema di genere e il proprio microcosmo di appassionati, hanno da un lato goduto (e sofferto) di una smisurata sovraesposizione mediatica e relative frequenti polemiche di merito, ma dall’altro per queste e altre plausibili motivazioni non sono stati visionati ancora da molte persone, quasi ubriacate da un sentore generale che potremmo definire a metà tra l’instant-classic e il déjà vu…

Translate »