Fall

di Scott Mann (2022)

durata: 107’
produzione: UK / USA
cast: Grace Caroline Currey, Virginia Gardner, Mason Gooding, Jeffrey Dean Morgan
sceneggiatura: Scott Mann, Jonathan Frank
fotografia: Miguel López Ximénez de Olaso
musica: Tim Despic

Variazione en plein air sul tema survivalistico di tante pellicole simili ma che propendono solitamente verso il claustrofobico. Saltano alla mente il carnet di tradimenti tra amiche, sport estremi & lutti da elaborare di “The Descent” o lo spazio angusto di sopravvivenza di “Paradise Beach”. Difficile anche non pensare al film (documentario) “Free solo” o “Vertical limit” se si svincola la mente dall’ambiente alpinistico in senso stretto, concentrandosi maggiormente sull’aspetto psicologico a cui il regista ha dato ampiamente spazio. Ma colpisce fin da subito l’idea che porta con sé l’indubbia aspirazione verticalistica dell’uomo di salire su qualcosa che sembra toccare il cielo, incurante della propria precarietà terrena. E il segreto, l’unico motivo per vedere il film è tutto lì: in un’architettura improbabile (ma esistente) che sembra sfidare le leggi costruttive dell’uomo e la cui esilità diverrà infaustamente specchio della consistenza dello stesso script. Ecco allora che da un lato riprese e fotografia svolgono un ottimo lavoro tensionale nella prima parte, giocando con inquadrature che costituiscono la nemesi (o catarsi) di qualsiasi persona che soffra di vertigini, avvalendosi di un lavoro di sound design che evidenzia la precarietà della rugginea struttura, la messa a rischio continuo dell’equilibrio, la conseguente ansia acrofobica. Poi dall’altra, purtroppo, il buon senso dello spettatore prende il sopravvento e diventa difficile restare immuni a stereotipi narrativi, fastidiosa e trita mancanza di buon senso sacrificato sull’altare dell’adrenalina, situazioni di perplessità in merito alla gestione di cariche elettriche e batterie al litio o incaute imprese fisiche di sapore circense che a mala pena il twist ben cucito (seppur in odore sempre più ricorrente di deja-vu) riesce a edulcorare. Colpo di grazia con un happy ending in cui neanche Prometeo (femminilizzato e in Converse) citato negli ultimi minuti avrebbe creduto, ma non bisogna mai precludere la possibilità di un sequel; si sa…

A cura di Luigi Maria Mennella © 2023.

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