El Mariachi

di Robert Rodriguez (1992)

durata: 81’
produzione: Messico / USA
cast: Carlo Gallardo, Consuelo Gomez, Jaime De Hoyos, Peter Marquardt, Reinol Martinez, etc
sceneggiatura: Robert Rodriguez
fotografia: Robert Rodriguez
musica: Eric Guthrie

A distanza di un anno dal già promettente corto “Bedhead”, il giovane Rodriguez reclutando crew e cast tra parenti e amici dimostra nel ’92 al mondo come con poche migliaia di dollari sia possibile girare una sorta di romantico western urbano (per la trilogia da questo titolo inaugurata fu coniato il termine “burrito-western”) ricco di felici intuizioni narrative. Ovviamente tutto “buona la prima!”, visto il costo della pellicola a metro. Da un tessuto che trasuda preoccupante marciume low budget fin dalle prime riprese e non disdegna aperture road movie, frenetiche sequenze action, forti venature crime e coraggiosi per il contesto intermezzi onirici si profila il corollario di una sfortunata storia d’amore. Tra l’altro incredibilmente casta (soprattutto se si considera la successiva produzione dell’autore) e drammatica per i postumi del protagonista. Dove la qualità attoriale latita e un doppiaggio professionale accentua ancor più le carenze interpretative (il contrasto tra dialoghi italiani ed espressioni nel recitato è un mix micidiale da vedere/ascoltare), la freschezza gestionale dello script – certo non brillante esempio di commedia plautina, ma sicuramente debitore verso il classico tema dello scambio/equivoco – risulta funzionale per una consistente parte del film; anche grazie a una caratterizzazione dei personaggi che desta subito simpatia (gran parte dei ‘cattivi’ inclusi). Ma a farla da padrone sono soprattutto le soluzioni registiche e post-produttive che nel loro atto compensativo ci consegnano un prodotto più che godibile; non fosse altro che sull’effervescente piano tecnico. Un plauso particolare va al montaggio, frenetico, ma mai logorante: glissando su alcuni fast motion veramente kitsch se estrapolati da un contesto di comiche da periodo muto, resta ad esempio meravigliosa la sequenza del primo inseguimento in città. Analogamente sono interessanti le varie intuizioni di ripresa, ricercate tanto per punti macchina quanto per slancio sui dettagli, con repentine alternanze di inquadrature (con predilezione per i primi piani), avvolgenti grandangoli o inseguimenti / agganciamenti di soggetti che richiamano immediatamente alla memoria il buon Raimi. E’ un Rodriguez che ha voglia di osare, sperimentare (e dimostrare, ovviamente) quello che conosciamo in questo film, factotum a suo agio con il mezzo cinematografico che riesce infine a destare l’attenzione delle major; tant’è che ne verrà realizzato un sequel qualche anno dopo (“Desperado”/ ARTICOLO QUI). E sicuramente un oculato amministratore di risorse. Non a caso l’amico e mentore Tarantino vorra lui per la trasposizione del suo script “Dal tramonto all’alba” di qualche anno dopo. Musica ovviamente spesso diegetica e memorabile la sequenza del suonatore di “pianola” (un Ensoniq Mirage DSK, già fuori produzione ai tempi del girato) che ‘umilia’ con una squallida base midi e vari “yeah!” e “ah!” a 8 bit il nostro mariachi in cerca di lavoro…

A cura di Luigi Maria Mennella © 2022.

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